Qualcosa è cambiato

Dopo quattro anni di Tabara il campo di lavoro non è più un’esperienza estiva, ma assume la responsabilità dell’amicizia e senti che dieci giorni sono pochi, provi a farne venti ma ancora non ti bastano. Così nel tempo ti accorgi che “qualcosa è cambiato”.

I bambini stanno crescendo e ti fa strano non riuscire quasi a prenderli in braccio, quando l’anno prima li portavi ancora sulle spalle. Continui a meravigliarti della loro capacità di stupire i grandi con il loro spirito di osservazione, la loro memoria, la loro intelligenza, la loro capacità di sofferenza così disarmante.

Con gli educatori l’intesa è più forte, le idee collaborano ed è possibile progettare insieme. I momenti di verifica, anche se a volte hanno tempi estenuanti, sono importanti perché creano l’affiatamento attraverso la schiettezza e il confronto. Così la diversità di cultura diventa concreto incontro e scambio di ricchezza.

L’aspetto tecnico …… “indubbiamente” molti problemi ci sono ancora, vedi l’acqua che non sempre c’è, la luce che a volte salta, le cose vecchie e inutili che creano disordine, ma sono state donate (o meglio qualcuno se ne è liberato) e padre Nicolae non sa dire “No grazie, al campo non possono servire”. Credo però che le modalità e i tempi diversi siano su strade che, piano piano, grazie al dialogo e alla comprensione, si incrociano.

La scelta di non creare un momento programmato di spiritualità “degli italiani” (come era quello del mattino degli anni scorsi), bensì di condividere con tutta la tabara la preghiera del pranzo, lasciando che ciascuno poi trovasse il proprio tempo di riflessione (con l’aiuto anche di un libricino appositamente preparato) non ci ha trovato tutti pronti. Credo, però, sia proprio questa “libertà” che ci fa scoprire la debolezza di ciò che credevamo forte e, allo stesso tempo, fa parlare l’esigenza di condividere anche la spiritualità, creando momenti di scambio importanti che vivono della parola spontanea e del silenzio di ciascuno.

Le ragazze …… è così difficile essere sintetici nel parlare di loro, per ciascuna potrei scrivere pagine su pagine. Sono cambiate molto, sono maturate, alcune hanno acquisito grande autonomia anche nel pensare al proprio futuro. Altre hanno ancora gravi problemi, forse irrisolvibili. Hanno partecipato con entusiasmo e attenzione alle attività; abbiamo cominciato a fare qualche lavoro alla falegnameria per il progetto con il Mercato Equo e Solidale. Soprattutto sono stati importanti i momenti “fuori del programma”, il chiaccherare e condividere la tazza per bere durante il pranzo, parlare aspettando che venissi acceso il fuoco della sera o guardando la mucca pascolare o facendo una passeggiata. Questo ha permesso di conoscersi, di capire molti atteggiamenti e grandi sofferenze. Ecco la responsabilità dell’amicizia, la reciprocità che nasce spontaneamente, l’essere parte della vita di un’altra persona anche se si trova a migliaia di chilometri di distanza. Non vengo a portarti delle cose, vengo a trovarti per stare con te, perché ne ho voglia, perché mi manchi, perché ti voglio bene.

M. Crsistina