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Quando voglio raccontare "qualcosa" che ho vissuto così in pienezza come il campo in Romania di quest'estate, mi piacerebbe poter prestare i miei occhi perché le immagini che si sono impresse sono talmente legate al cuore che provare a descriverle con l'inchiostro non mi permette di comunicarne e trasmetterne l'intensità. Quest'anno ho "lavorato" con le ragazze della Pro Vita, quelle ragazze che hanno superato i diciotto anni o quasi e, dopo la scuola e/o l'orfanotrofio, non hanno altra possibilità che la strada. Mi sono sperimentata con loro ed ho trovato la gratuità più piena, l'affetto più incondizionato e un contatto fisico molto forte: perché lì non ci sono gli schemi che qui usiamo nei rapporti con le persone. Non c'è la freddezza e l'indifferenza; ogni gesto, ogni sguardo, ogni momento acquista un valore cui non siamo abituati nella vita di tutti i giorni, della cui importanza non ci rendiamo conto nella nostra abitudinarietà. Non è certo una novità che l'uomo ha modi particolari e strani per dimostrare il proprio affetto e la "tabara" (campo) ne è una ricca palestra. Per Ramona è stringerti forte attorno alla vita e non staccarsi più. Per Florina è dirti che sei "frumosa" (bella) ogni volta che ti vede. Per Veronica è farti l'occhiolino, mandarti un bacio e chiamarti usando un vezzeggiativo ogni volta che passi. Per Viscinica è mostrarti i maiali cui bada anche se sta poco bene. Per Rasvan è donarti abbracci lunghissimi e forti. Per Dana è curiosare dalla finestra nella stanza dove dormi. Per Crina è ridere e tenerti la mano sulla testa mentre l'appoggi alla sua pancia per sentire se il suo bimbo scalcia. Per Laura è invitarti a giocare a schiaffeggiarsi le mani o a chi ride prima, ma poi scappare da un regalo perché è timida. Per Adriana è scrivere il tuo nome sul braccio accanto al suo. Per Tanta è mettersi il tuo cappello che è troppo grande e le arriva alla bocca e dire che ci vede bene attraverso i buchi. Per Luminita è chiederti, il giorno prima di tornare a casa, perché sei triste. Per Rodica è tirare i sassi addosso allo "sgabiosso" della doccia mentre ti stai lavando e se fingi di arrabbiarti portarti poi un fiore; e rendere infinita l'ultima sera accoccolandosi sulle tue ginocchia e poggiando la testa sul tuo petto. Tutto questo non ha bisogno di parole, va ben oltre la diversità di cultura e di lingua. E' espressione di quello che, nella preghiera dei fedeli durante la Messa fatta alla "tabara", qualcuno ha chiamato "il linguaggio universale dell'Amore". Nel cuore e nelle lacrime di nostalgia che a volte si affacciano rimangono, però, anche tanti occhi che cercano di nascondere un profonda sofferenza. Sofferenza che per alcune si sta attenuando e per altre è ancora intensa e dolorosa. Accanto alla sofferenza mostrano però la voglia di fidarsi accompagnata dalla paura di essere per l'ennesima volta tradite. Questo trasmette dentro una responsabilità e un desiderio di impegno che ti sembrano tanto grandi, ma subito capisci che Chi te li ha affidati sa che sono a tua misura, sa che hai la capacità e la possibilità di ricambiare la loro fiducia…e anche la Sua.
per la Commissione Ragazze
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